STRADE.
LUOGHI.
STAZIONI.
STRADE.
LUOGHI.
STAZIONI.
Quando mi è stato possibile, ho scelto di mettere le opere al centro, prima dei luoghi, dei ruoli e di chi avrebbe potuto utilizzarle, interpretarle o rappresentarle.
Ho sempre pensato che l’arte dovesse poter essere incontrata anche fuori dai luoghi che abitualmente la ospitano. Per questo non volevo che Pelle fosse legato a uno spazio espositivo. Volevo portare le fotografie nelle città, lasciarle in luoghi di passaggio, dove chiunque potesse trovarle per caso. Senza inaugurazioni, senza un pubblico invitato e senza dover spiegare in anticipo il senso del lavoro.
Ho lasciato le fotografie in stazioni, strade, portici, piazze e periferie, scegliendo luoghi attraversati ogni giorno da persone che non si aspettavano di incontrare un’opera. Mi interessava che qualcuno potesse notare una fotografia, fermarsi e magari decidere di raccoglierla.
Volevo che qualcuno incontrasse Pelle per caso, semplicemente passando. Tra Bologna e Modena, dal 29 agosto al 1° settembre 2026, ho lasciato le fotografie in diversi punti delle città, senza sapere chi le avrebbe trovate o cosa ne avrebbe fatto. Da quel momento non mi appartenevano più.